Si è svolto nel pomeriggio di lunedì 26 maggio, nell’aula Wolf del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS), il seminario organizzato dal gruppo GIVRE, che ha messo in dialogo diversi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale): GIVRE, CYBER-VAWG, DIGIT e IMAGES. Al centro dell’incontro, moderato da Francesca Comunello, il tema trasversale della violenza di genere digitale, affrontato attraverso approcci metodologici differenti e oggetti di studio complementari.
Ad aprire i lavori, Mariacristina Sciannamblo e Chiara Carbone, che hanno illustrato i risultati più recenti del progetto GIVRE. La loro riflessione si è concentrata sulla complessità nel definire la violenza di genere online, un nodo teorico che richiede di tenere insieme tre dimensioni fondamentali: genere, tecnologia e violenza. È stato inoltre evidenziato il tema delle strategie di autodifesa, sia individuali che collettive, adottate dalle persone che abitano gli spazi digitali.
A seguire, le ricercatrici del progetto CYBER-VAWG – Chiara Gius, Angela Toffanin e Claudia Capelli – hanno analizzato come ragazze e ragazzi tra i 13 e i 22 anni esperiscano la violenza digitale, spesso senza riconoscerla come tale. Se da un lato le ragazze percepiscono alcuni comportamenti come forme di controllo, dall’altro i ragazzi risultano più frequentemente attori di forme di violenza manifeste.
Il progetto DIGIT – Intimità e pratiche digitali, presentato da Marco Scarcelli e Lorenza Parisi, ha restituito alcuni dei risultati prodotti dagli Young Research Group, con un focus sulla consapevolezza delle cosiddette green e red flags nelle relazioni digitali: segnali utili per riconoscere dinamiche sane o tossiche, fondamentali per la prevenzione della violenza.
Paola Panarese ha infine illustrato il progetto IMAGES, che intreccia diversi e complessi ambiti di studio. Al centro della riflessione, la necessità di contestualizzare il concetto di fairness, riconoscendo che l’intelligenza artificiale non è neutra, ma può riprodurre e amplificare pregiudizi e discriminazioni, anche nei contesti artistici e culturali.
Il seminario ha rappresentato un’occasione preziosa per mettere a sistema approcci, risultati e interrogativi provenienti da progetti di ricerca distinti, ma uniti da un obiettivo comune: comprendere, nominare e contrastare la violenza di genere nelle sue molteplici espressioni digitali. È emersa chiaramente la necessità di definizioni capaci di dialogare con il mondo della ricerca, dell’educazione, dei media e delle policy. Allo stesso tempo, le ricerche hanno mostrato come la violenza sia percepita in modo diverso da giovani e adulti, e come i confini tra controllo, normalizzazione e aggressione restino fluidi, specialmente negli ambienti digitali e negli spazi tecnologici, inclusi quelli dell’intelligenza artificiale.
In questo senso, l’incontro non si è limitato alla restituzione di dati, ma ha offerto spunti critici e prospettive di ricerca sulla percezione, la rappresentazione e la governance della violenza di genere nel contesto nazionale.
